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I vini Libanesi

La cultura del vino è antica e ricca delle contaminazioni dei molti popoli che nei secoli sono passati per questo crocevia tra Europa Asia e Africa: soprattutto le civiltà del Mediterraneo, dai Fenici fino ad arrivare alle più recenti influenze del colonialismo francese, a cui la struttura e il gusto del vino libanese deve moltissimo. 

Contattaci per avere informazioni sui vini libanesi che abbiamo a disposizione e per i quali siamo importatori in Italia.
Puoi dare un’occhiata al nostro shop, telefonarci al numero +39 0382.309833 oppure passare presso il ristorante, in Via Volturno 35, a Pavia.

Le uve da cui si vinifica la maggior parte dei vini libanesi sono varietà internazionali importate dalla Francia o le sue colonie, tra cui fa da padrone il Syrah che rappresenta il 20% dei vitigni. Troviamo inoltre Cabernet (Sauvignon e Franc), Cinsault, Grenache, Merlot, Carignan, Alicante tra le varietà a bacca nera, mentre Chardonnay, Ugni Blanc, Sémillon e Sauvignon sono le più coltivate tra quelle a bacca bianca. Alcune varietà locali, evolute direttamente da tipologie di vitigni fenici, sono l’Obaideh (dalle caratteristiche simili al Chardonnay), il Merwah e l’Aramon: sono spesso utilizzati per distillare l’Arak, il liquore nazionale. Si tratta di un estratto di spirito puro aromatizzato all’anice, servito diluito con acqua e ghiaccio e ideale durante i pranzi più elaborati per rinfrescare il palato e preparare a gustare i piatti successivi. L’Obaideh e il Merwah sono però anche le principali uve da cui si produce il “Château Musar Blanc”, uno dei migliori vini del Libano di questo ultimo decennio; tuttavia la produzione libanese è però costituita in gran maggioranza da vini rossi (75%).
Le condizione geomorfologiche e climatiche del Libano sono assolutamente favorevoli alla viticoltura e questa pratica di coltivazione ha origini antichissime: importata dalla Babilonia almeno 5000 anni fa, si è sviluppata grazie ad un fiorente commercio con il Regno di Egitto, ma furono i Fenici a dare l’impronta “culturale” alla vinificazione affinando le tecniche di produzione e trasmettendo una concezione sacrale di questa bevanda. Lo testimoniano tracce archeologiche che riportano di antichi templi dedicati a Bacco, dio romano del vino (per esempio nella zona di Baalbek).

 

Un viaggio fra culture lontane, tradizioni e leggende curiose

 

Nella valle Bekaa

La zona di produzione più fertile si trova nella Valle della Bekaa, un altipiano nord di Beirut che raggiunge i 1000 metri racchiuso tra le catene montuose del Libano e dell’Antilibano (al confine con la Siria), ma che si sviluppa in parallelo alla costa a soli 50 km dal mare. Qui il paesaggio è protetto dalle montagna e il clima mite anche grazie all’influsso del Mediterraneo: le viti trovano le condizioni migliori per crescere rigogliose e forti tanto che non si ricordano epidemie devastanti e moltissime piante ancora produttive di questa zona raggiungono gli 80 anni di età. Nel contempo, una forte escursione termica tra notte e giorno sembra rappresentare il segreto della qualità delle uve di questa valle, proteggendo i grappoli con una miracoloso e nutritiva rugiada notturna. Il terreno è argilloso e sabbioso, ottimo ambiente per la vite, e le precipitazioni che interessano frequentemente il Monte Libano assicurano sempre abbondanza all’altipiano. La storia del vino in Libano è strettamente legata ai processi di contaminazione tra culture avvenuti nei secoli, alla religione e alle leggende. Si narra che fu Noé – la cui tomba si troverebbe nella Moschea di Kerak – a piantare la prima vite quando si fermò sul Monte Saninno. Furono soprattutto i diversi ordini religiosi che contribuirono all’ampliamento della superficie viticola del paese e la storia di una delle più importanti cantine del Libano è legata proprio a queste dinamiche.

La Cantina Ksara è la più antica azienda vinicola, fondata nel 1875 dai Gesuiti che alcuni decenni prima si erano trasferiti dall’Algeria portando con sé piante di vite. Allora l’Algeria era la colonia più fiorente di Francia, e la qualità dei vitigni impiantati nella zona di Zahle, la più grande città della Valle di Bakaa, era eccellente. La qualità della produzione si incrocia ancora con la leggenda: sembra che alcuni orfani accolti nel convento del “Château Ksara” (oppure fu un cacciatore?) scoprirono per caso alcune grotte sotterranee di probabile origine romana, che si snodavano per circa 2 km sotto le strutture del monastero. Da allora la produzione della zona venne conservata in queste cantine, che oltre ad assicurare una temperatura e umidità costanti e favorevoli rappresentavano uno spazio naturale in cui accogliere e proteggere un’enorme quantità di botti e bottiglie. Basti pensare che nonostante la situazione geopoliticamente instabile del Libano l’attività del Château Ksara non ha mai subito danni gravi o interruzioni della produzione. Una fortuna aziendale debitrice sicuramente del lascito degli antichi, e che con l’acquisizione di privati negli anni ’70 ha visto uno sviluppo di produzione ma anche d’immagine grazie proprio a questa particolarità.

 

Chateau Kefraya e Château Ksara

Questa azienda è attualmente il più importante produttore con più di 2 milioni di bottiglie (su 8 milioni di produzione globale!), e coprendo il 50% delle spedizioni all’estero – soprattutto nel Regno Unito – rappresenta il massimo esportatore di vino. I suoi vini più rinomati sono Le Souverain e il Château Ksara tra i rossi. Badate bene, “Château” come appellativo dei vini libanesi non è un richiamo alle aziende – che spesso sono effettivamente situate in roccaforti storiche denominate così – ma rappresenta una delle tre classificazioni della qualità: comuni, medio livello, fascia alta (château, appunto). Tra i vini bianchi troviamo un ottimo Chardonnay e il Blanc de l’Observatoire, dedicato al primo osservatorio astronomico del Medio Oriente costruito in Libano nel 1902.
 Un’altra grande azienda è la “Chateau Kefraya”, ma è soprattutto la più piccola cantina “Chateau Musar” con il suo eccezionale vino omonimo (in versione bianca e rossa) a destare in questi ultimi anni l’attenzione dell’enologia internazionale. A questo vino sono dedicate moltissime recensioni che ne esaltano le qualità, l’equilibrio e il bilanciamento tra struttura “francese” – da uve, effettivamente, francesi – e indiscutibili richiami a note più esotiche, che lo rendono complesso ed estremamente interessante. Questa piccola azienda (rappresenta solo il 6,5% della produzione globale) ha una storia più recente e fu fondata nel 1930. Si trova nel castello di Ghizir, a 15 km dalla capitale, e la guerra ha segnato più di altre realtà la sua attività, specialmente negli anni ’80. Oggi gli sforzi di una filosofia aziendale molto attenta alla natura e alla tradizione stanno ricompensando la famiglia Hochar regalando loro e agli intenditori alcuni dei vini migliori della produzione libanese, riconosciuti universalmente come vere e proprie eccellenze.

 

Equilibrata eleganza fra antico e moderno

La cultura viticola libanese è molto attenta alla salute della vigna e alla resa, che non deve essere eccessiva: è questa produzione “modesta” (dicevamo circa 8 milioni di bottiglie) ma paziente e precisa che premia i coltivatori con un’altissima qualità della raccolta, atteggiamento sicuramente tipico della cultura libanese per la quale è importante fare le cose bene e con la dovuta calma. C’è una sorta di aura sacrale negli atteggiamenti e nella ritualità dei comportamenti, che sembrano assicurare un ritmo corretto e preciso alle cose, così come è fondamentale l’attenzione all’ospitalità per questo popolo. Questo si riflette con grande piacere nell’equilibrio e nell’eleganza dei vini, quasi in una ricerca di perfezione: il vino rispecchia la personalità di chi lo fa. E per alcuni questo si trova anche nel declinarsi di alcune particolari note che ricorrono, come l’aromaticità e dolce rotondità derivante da alcune uve moscate, che tanto si adattano al gusto delle “mezze” (antipasti).
Oggi il mondo del vino del Libano è una realtà interessante e in crescita, con una produzione antica e dinamica assieme. Nel giro di 10 anni le cantine si sono decuplicate e nel maggio 2013 è stato inaugurato l’Istituto Nazionale della Vita e del Vino Libanese, con compiti di controllo qualità, regolamentazione del settore e mediazione commerciale con l’estero. Si moltiplicano fiere locali, partecipazioni a contest internazionali, iniziative di promozione all’estero; probabilmente siamo molto vicini anche all’introduzione di un disciplinare che permetta di certificare l’origine del prodotto dato che non esiste attualmente la categoria normativa di denominazione.

 

La ricchezza di un Paese martoriato

Un paese così martoriato da continue tensioni in un’area geografica tanto sofferente, ma che raggruppa la ricchezza di una storia derivata dalla convivenza e incontro di tante culture diverse – convivenza che si esprime nel ricco panorama di confessioni religiose che vivono nel paese – meriterebbe di trovare nello sguardo internazionale il riflesso di un’immagine più orientata a valorizzarne i potenziali e la qualità. Speriamo che il nostro modo di toccare un settore innovativo, vitale eppure legato alle radici di questa cultura complessa sia riuscito a modificare un po’ il vostro sguardo.

 

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